IL CANTO JAZZ

 
   
   
   
   

IL CANTO JAZZ

 

 

E' nella sua lunga storia che risiede, inamovibile è riconoscibile, l'essenza della musica afro-americana che chiamiamo jazz.


Si possono far risalire le origini al Grande Risveglio religioso che ebbe luogo negli Stati Uniti a inizio 800. Tutti conosciamo gli Spiritual ( con le loro varianti Jubilee, Gospel, Sermon, Ring Shout e altre) - musica che ricevette l’ importante influsso di quella  religiosa europea - e che ancora fanno parte  del repertorio jazz di ogni band. E’ però con i canti di lavoro che si puo’ datare in modo approssimativo la vera nascita di tale essenza, che coincide in pratica con quella del blues. Li' risiede la matrice africana, il canto come modo di alleviare la fatica fisica e il malessere, più che altro nella forma a chiamata-risposta. Un " solista " lancia " un " grido", e gli altri rispondono, spesso con monosillabi. Il tutto dominato dal sentimento della tristezza, soprattutto per le fatiche , che nelle piantagioni del sud toccavano punte inimmaginabili. Da notare come i sorveglianti degli schiavi li lasciassero completamente liberi in tutto questo, per il fatto semplice, passato sotto silenzio nella storia, che nel  loro sadismo avevano notato che lo scandire di un ritmo aumentava velocità ed efficienza nel lavoro….aumentava la produttività!…per contro gli schiavi potevano solo inserire  nei loro canti parole di dileggio e quasi insulti che naturalmente non venivano capiti dai bianchi.


Era nato il blues,  che scaturisce principalmente da " un modo di sentire" e che da' luogo a  una forma  musicale precisa, diversa dalle altre, con sonorità e caratteristiche inconfondibili , che sono l' improvvisazione, le dissonanze e le 12 misure nel blues arcaico. 


L' 800 si chiudeva. I testimoni, intervistati molti anni dopo su quel periodo e sull'esistenza del blues,  in epoca in cui si iniziava a scrivere di jazz, avrebbero raccontato : * Ma Rainey, la decana delle cantanti blues " ...Lo sentii la prima volta nel 1902 e cominciai a cantarlo" ; * W.C.Handy, a torto definito padre del blues mentre varie sue composizioni così definite non lo erano, " ...sentii un blues per la prima volta nel 1903 " ; * il clarinettista Johnny Dodds, nato nel '94 a New Orleans " ...il blues lo si sentiva da sempre" ; ma forse l'affermazione più sconcertante è quella di Count Basie che ci dice di essere venuto a conoscenza delle 12 misure  del blues per la prima volta nel 1925 a New York ! ( Arrigo Polillo, “ Storia del Jazz “ ). Chissà se scherzava…Cio’ ci conferma che la nebbia del tempo sul primo jazz non potrà mai diradarsi completamente. 


Fatto e' che negli anni ' 20 appare una cantante possente, una donna giunonica. Il pianista Art Hodes ascolta il suo " Yellow Dog Blues " e ne rimane folgorato, non sa nemmeno se usa il microfono o fa senza. E' Bessie Smith, sarà la futura " Imperatrice del blues “ e rimane l'interprete insuperabile di quel primo blues che viene proposto sui palcoscenici di tutte le grandi città americane, e registrato sui Race Records. Da allora fu richiesta da tutta America. I suoi impresari giunsero perfino ad ottenere appositamente allestiti  i vagoni di un treno  per l'intera sua compagnia di 35 persone. Bessie non era solo una cantante di blues, era una showomen che sapeva fare di tutto e fu ospite assidua dell’ Apollo Theatre di New York e dell’Harlem Opera House. Parliamo sempre di un pubblico nero. La sua carriera si dipanò per circa 10 anni sfolgoranti, in cui venne accompagnata da grandi jazzisti come Fletcher Henderson, James P.Johnson, Clarence Williams e molti altri. Incise anche nel famoso album di Louis Armstrong con le cantati blues degli anni ‘20. Di carattere terribilmente sanguigno e irritabile, animava i suoi spettacoli con le sue bizzarrie esistenziali, con parole irriverenti o scurrili che inseriva nei suoi blues, ma anche con la sua capacità  improvvisativa. Fu l’alcol ad avviarla sulla via del declino, anche se al contempo era  il blues stesso che cominciava a non essere più seguito come prima. Certe atmosfere cupe, le parole tristi che sono nell’essenza del blues, non potevano convivere con la depressione che stava travolgendo gli Stati Uniti, entrati nella grande crisi economica. 


Poco prima che scoppiasse però Louis Armstrong  aveva fatto qualcosa di talmente importante da sconvolgere tutta la musica mondiale e futura : era il 26 febbraio del 1926, con i suoi Hot Five Louis registrava a Chicago il brano " Heebie Jeebies " e dopo un assolo di Johnny Dodds al clarinetto, aveva coperto un minuto esatto con il suo canto “ scat “ : nulla sarebbe stato più  come prima nella intera musica!  Un minuto per compiere una svolta epocale, e il canto jazz entrava in una nuova fase. 


Per quanto declinanti, le cantanti blues avevano lasciato pero’ la loro eredità, e in parecchie stavano accingendosi a raccogliere un testimone che, cambiato secondo il sentire di interpreti unici, avrebbe portato verso la stagione artisticamente piu’ importante  del canto jazz. Come detto,  gli americani in quel momento volevano scordarsi i pensieri negativi e divertirsi soprattutto con il ballo, e la risposta fu la nascita dello swing, guidato dal travolgente successo di Benny Goodman . Come  visto nella precedente sezione, l’aspirazione di ogni musicista con ambizione di guadagni e successi era avere la sua Big Band. E presto si scoprì che la presenza di una voce femminile, che interrompesse a un certo punto i brani orchestrali, alleggeriva e ingentiliva il tutto. Le ragazze-cantanti dovevano avere in primis un aspetto  sufficientemente attraente, essere eleganti e possedere una certa classe, nonché  empatia da trasmettere al pubblico dei ballerini che passavano anche sotto il palco. Considerato il breve tempo in cui era concesso loro di esibirsi, per le cantanti era un lavoro  ripetitivo e frustrante, e ciò fece si’ che nelle varie Big Band il ricambio fosse piuttosto frequente. Benny Goodman , Artie Shaw, Tommy Dorsey, Chick Webb, I Fratelli Dorsey, Jimmy  Lunceford, e altri si trovarono a scegliere tra una  folla di cantanti donne, tra cui citiamo solo le più note: Peggy Lee, Helen Forrest, Mildred Bailey, Jo Stafford ,Kay Starr, June  Christy, Maxine Sullivan, Maryann McCall, June Hutton ,Marta Tilton , Lee Wiley, e le sorelle Boswell che si erano organizzate in complesso. 


Ma c’erano anche gli uomini! E che uomini, visto che uno era Bing Crosby, che se non al pari di Louis con lo scat, aveva contribuito a sdoganare per primo in assoluto ( ai tempi di Bix Beiderbecke a Chicago ) il canto jazz, dandogli una vera iniezione di swing. Piu' tardi sarebbe entrato in scena  anche un giovane Sinatra.

 

TIN PAN ALLEY 


Naturalmente i repertori non potevano essere blues, o altri brani arcaici nati tra l’inizio del nuovo secolo e il 1930, o arrangiamenti complessi dei vari big della composizione jazzistica, o comunque non solo quelli. Sopperi’ a questo la macchina ben oliata di quella che viene chiamata Tin Pan Alley.


Tin Pan Alley ( il suono come di pentolini che si udiva, proveniente dai vari pianoforti, dissonanti, dalle sale di prova situate nei vicoli di New York) è il nome dato all'industria musicale newyorkese, specializzata nella scrittura di canzoni e nella stampa di spartiti, che dominò il mercato della popular music statunitense tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo.


Si occupava di quasi tutti i generi musicali, ma fu individuata come la fabbrica della musica commerciale, e quindi il nome fini’   per essere un termine spregiativo presso i critici e i musicisti piu’ puristi e blasonati. In realtà quegli studi davano invece lavoro anche a grandi compositori come George Gershwin, Irving Berlin, Jerome Kern , Cole porter, e sfornavano motivi che sarebbero durati fino ai giorni nostri. La radiofonia attingeva a piene mani a questa produzione e quindi anche le Big Band con le loro cantanti.

 

 

BILLIE HOLYDAY

 

 

Davanti a quelle band, un giorno del 1933, provo’ una giovane che aveva scelto di cantare per necessità. Era stata violentata a Baltimora all’età di dieci anni, da un omaccione suo vicino di casa. Lui era andato  in galera, lei, che…in fin dei conti era nera….dritta in riformatorio, per non sbagliare… Una vita segnata. Ma aveva deciso  di provare a cantare in uno dei mille localacci, i cosiddetti speakeasy, per sbarcare il lunario e rinunciare alla prostituzione, per cui si era anche puntualmente fatto qualche mese di galera. Si sa, lo sport preferito della polizia americana era ed è rimasto infilare qualche nero in galera...


Questo il background. Intanto si era data da se’ uno pseudonimo, Billie Holiday, mettendo assieme varie componenti del suo nome. 
Era il momento in cui il mai abbastanza lodato John Hammond, mecenate dei mecenati, stava riuscendo a far registrare molti futuri grandi per pochi dollari, Benny Goodman compreso, e Billie fu tra quelli, per modesti 50 dollari a seduta. Segui' la militanza per brevi tournée in varie Big Band, tra cui quella di Artie Shaw. Un bianco! Fu inevitabile a quel punto un periodo di umiliazioni a sfondo razziale. Tanto per  citare uno dei tanti episodi, fu obbligata a usare il montacarichi invece dell' ascensore, vietato in quanto nera...


Pare incredibile, nell'universo jazzistico, come il destino si sia accanito in quel senso contro Billie, fino all'ultimo giorno della sua vita, quasi una maledizione, ma con mandanti ben precisi! Questo, aggiunto a unioni sbagliate e ai lutti familiari, fecero di lei una donna sempre più delusa, amareggiata, risentita e aggressiva . Tutti elementi che ebbero una valenza sulla sua particolare espressivita'. La droga la rese schiava, con ancor  maggior gioia dei poliziotti, che letteralmente la perseguitarono. Era l'America. Il Federal Bureau of Narcotics la prendera' quindi di mira fino alla fine dei suoi giorni. 


Ad aggravare questa posizione della cantante c' è un evento di rilievo epocale  : " Strange Fruit" . Un brano che e' un manifesto, forse il primo manifesto robustamente anti razziale apparso negli Stati Uniti fino a quel momento.


Nell'Indiana due neri vengono linciati ( abitudine che, riferiscono le cronache , nei paesini del Sud rivestiva spesso l'aspetto di un divertimento), massacrati e impiccati a un albero lungo una strada. Certe cronache riferiscono che Billie passo' da quei luoghi, altre che vide la fotografia della scena. Per certo, un autore ebreo, Abel Meeropol, ebbe l'impulso di immortalare la scena con parole e musica di una canzone . 
Strange Fruit .


…Gli alberi del Sud producono uno strano frutto,/ sangue sulle foglie e sangue alle radici,/ un corpo nero che ondeggia nella brezza del Sud,/ uno strano frutto che pende dai pioppi.” 
Billie decide di interpretarla, e chi più intensamente di lei poteva? E da intrattenitrice si pose automaticamente come voce dei neri ad oltranza, voleva essere ascoltata dai bianchi ! Il coraggio di Billie e' senza precedenti e l' impatto sulla società fu inevitabile.Le istituzioni  non la perdoneranno mai, soprattutto il loro commissario razzista Aslinger.

 


***********************************

 


E' fondamentale a questo punto per l'amante della musica afro-americana cercare di capire il segreto delle sue interpretazioni, uniche perche' lei era un'artista unica, inimitabile come Louis, Bix, come Bird. Billie trasformava la melodia, accentava certe note, che faceva precedere da brevi silenzi che polarizzavano l'attenzione dell'orecchio, ne ritardava altre, ricavandone maggior Swing, oppure effettuava improvvise opposizioni dei registri . Per cercare di dare una risposta in breve al fenomeno Billie Holiday, lei pensava e sentiva come uno strumentista, e lo traduceva in canto. Il tempo, gli anni, hanno poi giocato un ruolo particolare nella sua arte, rendendola più complessa, fin quasi alla stravaganza, e trasformando la sua stessa voce inizialmente limpida e pungente , in qualcosa di più urtante, addirittura miagolante, spesso roca. 


Intervistata una volta disse " Non mi figuro di cantare, mi sento come suonassi uno strumento a fiato. Cerco di improvvisare come Les Young ,come Louis. Cio' che ne esce e' cio' che sento, devo cambiare i brani a modo mio. E' tutto ciò che so ".


Quando la salute di Billie peggiorò drasticamente, sempre il funzionario razzista Aslinger le negò dopo una crisi il metadone e la ammanetto’ nel letto d’ospedale, piantonata e con il divieto di visite. 
Si spense nel luglio 1959 a 44 anni, mentre avevano luogo davanti all’ospedale manifestazioni di piazza. Fini’ in una fossa anonima, mai più ritrovata. Colpevole di aver detto la verità. 

 

 

ELLA FITZGERALD 

 

Si potrebbe definirla una sorta di contraltare di Billie per la sua diversità. La sua straordinaria melodicita’  attraverso una voce che in molti hanno definito asessuata, altri infantile,  e’ diventata col tempo  universale e  del pari il suo swing . Nata molto povera e rimasta orfana , cercò in giovanissima età di affermarsi tramite i concorsi, che si tenevano quasi tutti a New York. Non fu facile per Ella , che come tanti altri e per sua fortuna  incontrò tuttavia John Hammond ricevendone una prima spinta, finché non fu la volta di Cheek Webb, batterista pioniere e leader di una delle prime Big Band, che la ingaggio’ per un lungo periodo e la fece conoscere a tutti gli Stati Uniti. Alla morte prematura  di Webb, che era assai cagionevole di salute e deforme dalla nascita, Ella cercò di prendere le redini dell’orchestra, ma, aldilà delle capacità imprenditoriali, fu interrotta dalla guerra e il suo reale successo si concretizzò soprattutto nel dopoguerra. Fu allora che il talento magico di imprenditore musicale di Norman Granz feci si’ che la cantante esplodesse con tutto il suo potenziale artistico e umano, e in tutto il mondo quando fu presa sotto la sua etichetta Verve. 


Era diversa dalle altre cantanti nere, aveva fin da giovane amato le Boswell Sisters, tre bianche dallo swing formidabile e il blues non era completamente nelle sue corde, anche se ci sono  memorabili versioni di St.Louis Blues e Basin Street Blues. Diventò universalmente nota a tutto il mondo per il suo modo piacevole di porgere i brani e per il vastissimo repertorio . Ma poca letteratura ha posto l’accento sui veri gioielli di Ella Fitzgerald, che oserei definire irresistibili, le registrazioni in duetto con Louis Armstrong. E’ qui che la cantante, che evidentemente con Louis era in profonda e totale sintonia, e in possesso di  una musicalità pari alla sua, può far raggiungere il pathos a chi ascolta. Impossibile non essere catturati dal suo tono dolce, giovanile, che sembra sia nato per incastrarsi armonicamente e alla perfezione  con il canto di Louis 


 

 



 

 
 
   
  scrivi a info@corradobarbieri.com