La Morte del Jazz?
 
 
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La morte del Jazz?


di Duccio Castelli



Ormai vecchia diatriba. Su cui però ci si ricapita puntualmente.
Il punto fondamentale sta nel definire cosa si intenda per Jazz. Cosa che non intendo fare perché mi son stancato di farlo.
Ma, riferendomi al Jazz classico (e anche qui ci sarebbe da discutere), ritengo che esso sia – effettivamente – morto.
Detto ciò aggiungo: chissenefrega.
Mi spiego.
Rattristarsi sarebbe come portare il lutto perché la musica classica "è morta". O perché in pittura sia morto il futurismo, l'impressionismo, il classico rinascimentale o quant'altro. Quindi, appunto, non è rilevante una detta morte. E' un'etichetta.
E quindi io sfido: quando un Muti dirige una Sinfonica e fa Beethoven, lui, i professori, le partiture... sono tutta arte morta?
Allora W L'Arte morta.
Tutte le grandi correnti artistiche segnano una era, un tempo, e maggiormente (direi anzi esclusivamente) li segnano i personaggi innovatori, cioè quegli artisti che aggiungono. Per inciso, pur innovando, moltissimi non sono dei geni. L'innovazione – in sé – non è genialità.
Ciò che fa Arte con la maiuscola, è per me la potenza di comunicare, con mezzi artistici, una emozione positiva dentro a un altro essere. Tale Arte è strettamente connessa con l'Amore ed in definitiva con il Divino. Detto ciò che penso, è facile derivarne che non mi preoccupano le diatribe sull'arte "valida", sul "non è arte" o sul "ma è già stato detto".
E per me i critici, per esempio, non dovrebbero esistere. O come minimo dovrebbero esimersi dal criticare negativamente.
Io sono libero di dire quanto sopra, perché grazie a Dio sono e resto fuori mercato, lobbies, partiti e parrocchie. E' una libera scelta, certo, una scelta che non paga.
Così, mi capita di innalzare ad Arte, Guernica (bella forza?).
Ma anche Josè Feliciano. Mi si innalzano Bechet ma pure Pee Wee Russel. E non il Free. Sinatra e non Bubblè (che "canta" meglio).
Louis Armstrong e non Jabbo Smith (che "suona" meglio). E quando Franchini scrisse che Bix suonava malino gli avrei strappato il cuore.
Kipling diceva che l'artista deve trasmettere l'ispirazione che riceve dalla sua Musa. E che le proprie opinioni sono la cosa da cui più egli si debba guardare. Petrucciani sosteneva che lo studio per forgiarsi uno stile è per l'artista deleterio.
Io concludo sinceramente: anche Invernizzi fa arte.

 
   
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