Ray Brown - Parte 2
 
 
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Ray Brown - Parte 2



Il Blindfold Test

Leonard Feather
Down Beat – settembre 1963



Malgrado Ray Brown parli in questo Blindfold Test come se fosse gia' pronto per la pensione, la sua eta' e gli eventi della sua carriera lo contraddicono. Brown non aveva ancora 19 anni quando giunse a New York e produsse un impatto immediato quale membro del Dizzy Gillespie Quintet.
Cio' avvenne nel 1945; l'anno successivo fece parte della straordinaria big band di Gillespie che includeva James Moody, John Lewis e Kenny Clarke.
​Piu' o meno simultaneamente Brown e Oscar Pettiford divennero i primi tra i rappresentanti importanti del contrabbasso nella prima schiera rivoluzionaria del be bop. Il secondo stadio della sua carriera, quale artista riconosciuto a livello internazionale, avvenne nel periodo 1948-'51 quando il suo trio accompagno' Ella Fitzgerald (sua moglie); il terzo stadio fu nel 1951, quando la sua alleanza con Oscar Peterson fini' per essere una delle piu' felici e piu' longeve del jazz moderno.
​Costante vincitore del Down Beat Readers Poll dal 1953, Brown non aveva mai affrontato il Blindfold Test in queste pagine. Le due versioni di “Gravy Waltzes” sottoposte (sue composizioni) non le aveva mai ascoltate prima d'ora. Non gli e' stata fornita alcuna informazioni sui dischi suonati.


I dischi sottoposti:

​1 - Leroy Vinnegar: “Hard to find” (dall'LP “Leroy Walks Again”) - Contemporary. (Freddy Hill, tr – Teddy Edwards, - ts. – Victor Feldman, piano, – Vinnegar, bass, – Jefferson, drs. –)

​Penso di riconoscere qualcuno qui. Dico penso, perche' a meno di suonare come qualcuno dei piu' vecchi come Johnny Hodges e Ben Webster, o io stesso, ho dei problemi a riconoscere qualcuno. E questo non e' maldicenza, il fatto e' che non ascolto piu' dischi rispetto a quando ero giovane. Allora, per prima cosa, ce n' erano meno e i suoni erano piu' decisi. Se Count Basie venisse in citta', non avrei difficolta' a riconoscere Lester o Don Byas e Earle Warren e qualsiasi altro della band. O qualsiasi altro gruppo – se fosse Fats Waller o il gruppo di Lionel Hampton oppure Arnett Cobb o la “bestia”, sai Jacquet – Joe Newman, Freddie Ratcliffe – qualsiasi band venisse in citta', bianca o colored – avevano tutti un suono definitivo – Bennie Goodman, Charlie Barnet... Ma ora, dall'avvento di Dizzy e Parker, dai quali provengo, trovo che i musicisti sembrano aver cessato di suonare per se stessi.
​Ma veniamo al presente: sembrava Teddy Edwards a me, al tenore, e potrebbe essere Howard McGhee. Mi e' piaciuto il brano. La performance e' iniziata bene, ma poi e' sembrata impantanarsi.Al basso mi sembrava Leroy Vinnegar. Non penso che avrebbe dovuto suonare due chorus interi in quel tempo; avrebbe dovuto variare un po', ma la batteria ha aiutato un po'. Mi sono piaciuti il batterista e il pianista anche se quest'ultimo non sono sicuro chi fosse. Darei 4 stars per il brano e 2 e mezzo per la performance.

2 - Junior Mance: “Gravy Waltz” (dall'LP “Junior's Blues”) - Riverside. (Mance, piano – Bob Cranshaw, bass – Mickey Roker, drs.)

So che questo e' Junior Mance. Non avevo ascoltato questo disco prima d'ora malgrado lo avesse inciso mentre noi eravamo allo Embers. L'ho sentito suonare a San Francisco e qui lo suona anche meglio di allora…. Ha un feeling personale, specialmente nel fraseggio blues. Ha improvvisato ad libitum, sul piano melodico, ma non posso dire nulla a proposito; qualcuno potrebbe dire: “non ha suonato la mia composizione nel modo corretto”, ma poiche' noi ci prendiamo molte liberta' con i brani – se c'e' qualcosa che non ci piace, la cambiamo un po' – non posso lamentarmene.
Quello e' come lui lo sentiva. Punto!
​Ho pensato che avessero un buon feeling: il basso e la batteria erano ben integrati. Credo che fosse Mickey Roker e Bob Cranshaw. Da bassista, penso che Bob sia uno dei migliori in circolazione. Qui mi sento un po' in imbarazzo! Se assegno troppe stars, diranno: “Capirai, e' il suo brano – non lo accoppera' di certo!”. Lascio perdere il brano e gli do' da 3 e mezzo a 4 stars per la performance.

3 - Herb Ellis: “Gravy Waltz” (dall'LP “from 3 guitars in Bossa Nova time”) - Epic. (Bob Enevoldsen, ts e arrangiatore – Ellis, gt.)

Quello era Herb Ellis, naturalmente. Definirei Ellis "l'esperto di Gray Waltz”. Ha registrato questo brano quattro volte, sia lodato. E' stato l'iniziatore di questo movimento, per dire. Gli piace cosi' tanto che potrebbe eseguirlo in qualsiasi stile, da Ray Charles a Guy Lombardo e farlo suonare bene. In realta', il modo in cui lo hanno scritto e' molto furbo; l'idea di una bossa nova in tempo di walzer, e' interessante…. Era corta e bella. Gli do' 4 stars.

4 - Thelonious Monk: “Five spot Blues” (dall'LP “Monk's dream) – Columbia. (Charles Rouse, ts – Monk, piano – John Ore, bass – Frankie Dunlop, drs.)

Suonava come una combinazione tra Monk e Duke Ellington! Mi sono perso!
Sembrava un brano di Monk con i fraseggi di Ellington. Chiunque dei due avrebbe potuto comporlo e suonarlo. Il bassista suonava molto pulito – tanto era intonato….Mingus ed Ellington hanno fatto qualcosa insieme; (in trio, con Max Roach alla batteria, N.d.T.) non l'ho ascoltato, ma l'intonazione era cosi' pulita che potrebbe essere Charlie (Mingus) al basso.
​Non ho riconosciuto il tenore, ma non mi ha disturbato. Il batterista si dava da fare non poco, con rullati ed altro…
​Se era Ellington, stava trastullandosi un po'; se era Monk, allora non stava trastullandosi – faceva sul serio. Non c'era molto nel brano, ma Monk riesce a prendere un brano come questo e ricavarci moltissimo. Sono un grande fan dei brani di Monk, ma mi piacevano di piu' suonati da Hank Jones che da Monk stesso. Una star per il brano, 4 stars per il bassista, giusto per l'esecuzione pulita. Se era Mingus, deve avere assunto un tranquillante quel giorno. Beh, dico 2 stars e mezzo per l'insieme.

5 - Chico Hamilton: “Sun Yat Sen” (dall'LP “A Different Journey”) - Reprise. (Charles Lloyd, ts – Albert Stinson, bass – Hamilton, drs.)
​Ancora una volta, devo sembrare come qualcuno di quei vecchi musicisti di quando ero ragazzo che dicevano: “voi ragazzi e bla bla bla “ed io rispondevo: “ah, sei solo un nostalgico e non sai di cosa si tratta. Ma andavo ad ascoltare Parker o Lester Young e conservavo un certo quid di cio' che suonavano – svegliandomi il mattino successivo riuscivo a suonarlo con il basso – oltre al fatto che Bird raramente suonava piu' di, diciamo 25 chorus. Quei musicisti,dicevano cio' che volevano dire e,.. finito.
​Venendo al disco: tutti quanti qui' sono buoni musicisti. Il tenore era John Coltrane o uno dei suoi seguaci…. se era Coltrane allora scelgo il Coltrane di “If IWere a Bell”; sai, e' quello che mi piace, con Miles Davis. E' quello che chiamo suonare da 5 stars. Potevo uscire dopo averlo ascoltato e fischiettare il brano; ho una notevole mente musicale, niente di fantastico, ma riesco a memorizzare qualcosa che reputo buona.
​Idem per il bassista: e' bravo, ma preferirei 16 misure di Oscar Pettiford perche' swingherebbe e direbbe qualcosa di definitivo.
​Sono tutti musicisti precisi; suonano correttamente le sequenze di accordi, ma dopo un certo tempo, perdo l'interesse. La sezione ritmica non spingeva, ma forse non volevano spingere, pero' mancava qualcosa.
​Ora, non dico che tutto il jazz debba swingare, ma e' con questo intento che il jazz e' nato… e' cio' che ha differenziato il jazz da
qualsiasi altra musica – batti il piede, o scuoti la testa o schiocchi le dita. Noi usiamo le medesime note di qualsiasi altro, non le puoi cambiare.
Cosi' l'unica differenza e' nel farle sentire meglio.
​Il fraseggio negli unisono era buono, ma avrebbero dovuto registrare meglio il bassista. Gli do' un paio di stars perche' tutti hanno suonato bene – ma non mi ha preso.

Leonard Feather
Down Beat – settembre 1963

A cura di
Ettore Ulivelli

 
   
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